di Marco Cagnotti

Ci risiamo: Marte è in opposizione proprio in queste ore. Traduzione: rispetto al Sole, visto dalla Terra si trova esattamente nella direzione opposta. Quindi passa in meridiano intorno a mezzanotte (difficile essere più precisi di così, perché la mezzanotte dell’orologio è quella del fuso orario ufficiale e non coincide con quella reale). Succede circa ogni 2,1 anni ed è un buon momento per osservarlo…
…ma non ottimo, stavolta. Le opposizioni possono essere molto migliori di questa. Per quanto adesso a mezzanotte il Pianeta Rosso sia alto 60° sull’orizzonte, è fisicamente lontano da noi. Quindi il dischetto rosso è piuttosto piccolo: questa notte solo 14,1”. Pochino, se confrontato per esempio con l’opposizione del luglio 2018, quando arriverà a 24,3”.

Più piccolo della Terra e con un decimo della sua massa, Marte è comunque abbastanza simile al nostro pianeta: ruota su se stesso in 24 ore e mezza (perciò andarci in vacanza non sconvolgerebbe i ritmi naturali) e possiede una tenue atmosfera (composta soprattutto da anidride carbonica), calotte polari, vulcani e canyon. Non c’è vita però. O, meglio, almeno finora nessuna delle sonde inviate nei deserti marziani ha mai scovato neppure un batterio.
Qualcuno sostiene di aver avvistato forme di vita macroscopica, forse risalenti al Ventennio. Mancano però riscontri precisi e rigorosi. E in ogni caso sarebbero organismi inferiori.
Marte, abbiamo detto, è più piccolo della Terra. Però (quasi) tutto è più grande. Per esempio, il Monte Olympus è un vulcano a scudo con un’ampiezza di 500 chilometri e un’altezza di 27 mila metri sulle pianure circostanti. E la Valles Marineris è lunga 4.000 chilometri e larga 200, con scarpate da 7.000 metri. Il confronto con l’Everest e il Grand Canyon è impietoso. Quindi grande, sì, ma tutta roba che da terra è invisibile, specie con i nostri telescopi amatoriali. Di fatto, il Pianeta Rosso non dà le soddisfazioni di Saturno o di Giove.
Vale comunque la pena di puntare il telescopio verso Marte, in queste fredde notti di gennaio. E poco importa se lì accanto c’è un lampione che deturpa il cielo o un velo di nubi si spalma ad alta quota. Marte se ne frega dell’inquinamento luminoso e anche della Luna Piena proprio lì accanto, e una leggera foschia può perfino essere indizio di stabilità delle masse d’aria: il fattore più importante per l’osservazione planetaria, così sensibile al seeing. Con un po’ di fortuna si potrà scorgere la calotta polare settentrionale. Per la natura e il nome di eventuali altre formazioni ci si può arrangiare con una buona mappa, come quella di Google. Comunque meglio non esagerare con gli ingrandimenti: oltre i 200x c’è ben poco da vedere e il pianeta si trasforma in un disco grande ma confuso, difficile da mettere a fuoco. E no, tranquilli: a occhio nudo Marte non sarà mai grande come la Luna piena. Quindi piantatela di mandare in giro email cretine, OK?
Cortesia immagini: NASA, The Hubble Heritage Team, “Sky&Telescope”, RAI
