Così, su due piedi, sembrava proprio una cometa. Una delle tante scoperte in continuazione. Debolissima: magnitudine 20. Poi però, a guardar bene le riprese dei giorni successivi raccolte dal telescopio Lincoln Near-Earth Asteroid Research (LINEAR), nel New Mexico, e dal Nordic Optical Telescope, alle Canarie, è emersa la bizzarria della forma, che tutto ricordava fuorché una cometa. Sì, certo, c’era la coda. Ma quella specie di nucleo così irregolare… Per non parlare dell’orbita, in piena Fascia degli Asteroidi. Una cometa lì in mezzo non è impossibile in linea di principio: se ne conoscono già quattro, fra le quali la 133 P/Elst-Pizarro, scoperta nel 1979 come asteroide e poi reinterpretata come cometa nel 1996. Insomma, questo nuovo oggetto rappresenta una grande anomalia.
Intanto è stato dato un nome a quest’anomalia: P/2010 A2. Poi, il 25 e il 29 gennaio, è stata osservata con un peso massimo: l’Hubble Space Telescope (HST). E il mistero, se possibile, è diventato anche più fitto. Perché di un nucleo e di una chioma cometari proprio non c’è traccia. Al loro posto compare invece una bizzarra “X” di polveri con un minuscolo punto luminoso che, lui sì, potrebbe essere un asteroide. E che è connesso al resto da un ponte di materia lungo alcune centinaia di chilometri. E dunque?

Dunque, come diceva Sherlock Holmes, “dopo aver eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, dev’essere la verità”. E in effetti l’ipotesi che in questi giorni va per la maggiore fra i planetologi è davvero stupefacente: questo bell’oggetto è quanto rimane dello scontro fra due asteroidi, minuscoli e in precedenza sconosciuti. Un evento frequentissimo nel Sistema Solare primordiale di 5 miliardi di anni fa, quando lo spazio era pieno di planetesimi, che però oggi è davvero molto improbabile. Ma, appunto, non impossibile. Per saperne di più, non resta che stare a guardare che cosa diventerà e verificare se l’ipotesi è coerente con le osservazioni. Un piano di lavoro di cui Holmes sarebbe molto soddisfatto.
Cortesia immagine: NASA, ESA, D. Jewitt, UCLA