| — | Italo Calvino |
| — | Hermann Hesse |
Non sei gli altri
Non ti potrà salvare quello che lasciarono
Scritto coloro che la tua paura invoca;
Non sei gli altri, e ti ritrovi ora
Centro del labirinto che i tuoi passi
Ordirono. Non ti salva l’agonia
Di Gesù o di Socrate, né il forte
Siddharta d’oro che accettò la morte
In un giardino, al declinar del giorno.
Polvere è pure la parola scritta
Da te, o il verbo pronunciato
Dalla tua bocca. Non c’è pietà nel Fato
E la notte di Dio non ha confini.
La tua materia è il tempo, l’incessante
Tempo. Sei ogni solitario istante.
| — | R.P. Feynman |
Il Suo gran riso dinanzi alle loro bizzarre idee,
Quando si accingeranno a modellare il cielo
E a calcolar le stelle: come maneggeranno
Questa struttura possente: come costruiranno,
disferanno, si sforzeranno
Per salvare le apparenze.
Immaginatevi fantasmi, dèi, diavoli.
Immaginatevi inferni e paradisi, città galleggianti nell’aria o nel fondo dei mari.
Unicorni e centauri. Streghe, gnomi e lupimannari.
Angeli e arpie, fatture e incantesimi, spiriti dell’aria e della terra, spiriti del fuoco.
Facile da immaginare, tutta questa roba. L’umanità è venuta immaginandola da migliaia d’anni.
Immaginatevi astronavi e tempi futuri.
Facile da immaginare: il futuro è già cominciato, e dentro ci sono le astronavi.
Non c’è niente, dunque, che sia difficile immaginare?
Certo che c’è.
Immaginatevi cento o duecento libbre di materia, con voi stessi dentro che pensate, e sapete che ci siete, e sapete far muovere la materia in cui siete: farla star sveglia o dormire, farle fare all’amore, portarla a passeggio in collina.
Immaginatevi un universo - infinito o no, a piacere vostro - con dentro milioni di bilioni di trilioni di Soli.
Immaginatevi un grumo di fango che gira e gira turbinoso intorno a uno di questi Soli.
E immaginate voi stessi su questo grumo, a girare anche voi, a girare turbinosamente nel tempo e nello spazio, verso una meta ignota.
Immaginatevi.
| — | Fredric Brown |
Né la tenebra né il caos. La tenebra
Vuole occhi che vedano, così come
Suono e silenzio vogliono l’udito,
E lo specchio, la forma che lo popola.
Neppure lo spazio né il tempo. E nemmeno
Una divinità a premeditare
Il silenzio precedente alla prima
Notte del tempo, che sarà infinita.
Il gran fiume di Eraclito l’Oscuro
Non ha aperto il suo corso irrevocabile
Che dal passato va verso il futuro,
e dall’oblio va verso l’oblio.
Qualcosa che già soffre. Che già implora.
Dopo, la storia universale. Ora.
Ma se non c’è conforto nei risultati della nostra ricerca, c’è almeno qualche consolazione nella ricerca stessa. Gli uomini e le donne non si accontentano di consolarsi con miti di dei e di giganti o di restringere il loro pensiero alle faccende della vita quotidiana; costruiscono anche telescopi e satelliti e acceleratori, e siedono alla scrivania per ore interminabili nel tentativo di decifrare il senso dei dati che raccolgono. Lo sforzo di capire l’universo è tra le pochissime cose che innalzano la vita umana al di sopra del livello di una farsa, conferendole un po’ della dignità di una tragedia.
| — | Steven Weinberg |
| — | Bertrand Russell |