Stukhtra
La vie est trop brève pour qu’on soit petit.
E Polo: - L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino
Perché, Signore? Le tue creature stanno davanti a te sperdute e angosciate, chiedendo aiuto; e a te, se esisti, basterebbe, per farle accorrere verso di te, mostrare un raggio dei tuoi occhi, l’orlo del tuo mantello; e tu non lo fai?
Però ogni uomo non è soltanto lui stesso; è anche il punto unico particolarissimo, in ogni caso importante e degno di nota, il punto dove i fenomeni del mondo s’incrociano una volta sola e mai più. Perciò la storia di un uomo è importante, eterna, divina, fino a che vive e adempie il volere della natura, meravigliosamente degna di ogni attenzione. In ognuno lo spirito è divenuto forma, in ognuno soffre il creato, in ognuno si crocifigge un Redentore.
Hermann Hesse
C’est la nuit
qu’il est beau de croire
à la lumière.
Edmond Rostand

Non sei gli altri

Non ti potrà salvare quello che lasciarono
Scritto coloro che la tua paura invoca;
Non sei gli altri, e ti ritrovi ora
Centro del labirinto che i tuoi passi
Ordirono. Non ti salva l’agonia
Di Gesù o di Socrate, né il forte
Siddharta d’oro che accettò la morte
In un giardino, al declinar del giorno.
Polvere è pure la parola scritta
Da te, o il verbo pronunciato
Dalla tua bocca. Non c’è pietà nel Fato
E la notte di Dio non ha confini.
La tua materia è il tempo, l’incessante
Tempo. Sei ogni solitario istante.

Ogni uomo è un pianeta sul quale lui solo ha posato il piede.
Abbiamo scoperto una strana impronta sulla spiaggia dell’ignoto. Abbiamo escogitato profonde teorie, l’una dopo l’altra, per spiegarne la provenienza. Alla fine siamo riusciti a ricostruire la creatura che aveva lasciato quell’impronta. Ed ecco! E’ la nostra impronta…
Non nuoce al mistero saperne qualcosa. Perché la realtà è tanto più meravigliosa di quanto qualsiasi artista del passato immaginasse! Perché i poeti del presente non ne parlano? Che uomini sono i poeti che parlerebbero di Giove se fosse simile a un uomo, ma se è un’immensa sfera ruotante di metano e di ammoniaca restano in silenzio?
R.P. Feynman
Per muover forse
Il Suo gran riso dinanzi alle loro bizzarre idee,
Quando si accingeranno a modellare il cielo
E a calcolar le stelle: come maneggeranno
Questa struttura possente: come costruiranno,
disferanno, si sforzeranno
Per salvare le apparenze.
Immaginatevi

Immaginatevi fantasmi, dèi, diavoli.
Immaginatevi inferni e paradisi, città galleggianti nell’aria o nel fondo dei mari.
Unicorni e centauri. Streghe, gnomi e lupimannari.
Angeli e arpie, fatture e incantesimi, spiriti dell’aria e della terra, spiriti del fuoco.
Facile da immaginare, tutta questa roba. L’umanità è venuta immaginandola da migliaia d’anni.
Immaginatevi astronavi e tempi futuri.
Facile da immaginare: il futuro è già cominciato, e dentro ci sono le astronavi.
Non c’è niente, dunque, che sia difficile immaginare?
Certo che c’è.
Immaginatevi cento o duecento libbre di materia, con voi stessi dentro che pensate, e sapete che ci siete, e sapete far muovere la materia in cui siete: farla star sveglia o dormire, farle fare all’amore, portarla a passeggio in collina.
Immaginatevi un universo - infinito o no, a piacere vostro - con dentro milioni di bilioni di trilioni di Soli.
Immaginatevi un grumo di fango che gira e gira turbinoso intorno a uno di questi Soli.
E immaginate voi stessi su questo grumo, a girare anche voi, a girare turbinosamente nel tempo e nello spazio, verso una meta ignota.
Immaginatevi.
Fredric Brown
Cosmogonia

Né la tenebra né il caos. La tenebra
Vuole occhi che vedano, così come
Suono e silenzio vogliono l’udito,
E lo specchio, la forma che lo popola.
Neppure lo spazio né il tempo. E nemmeno
Una divinità a premeditare
Il silenzio precedente alla prima
Notte del tempo, che sarà infinita.
Il gran fiume di Eraclito l’Oscuro
Non ha aperto il suo corso irrevocabile
Che dal passato va verso il futuro,
e dall’oblio va verso l’oblio.
Qualcosa che già soffre. Che già implora.
Dopo, la storia universale. Ora.
Sotto di me la Terra mi appare dolce e confortevole: qua e là sono sospese soffici nubi, che il sole declinante tinge di rosa; la campagna è attraversata da strade rettilinee che collegano una città all’altra. E’ molto difficile rendersi conto che tutto ciò è solo una piccola parte di un universo estremamente ostile. Ancora più difficile è rendersi conto che l’universo attuale si è sviluppato a partire da condizioni indicibilmente estranee e che sul suo futuro incombe un’estinzione caratterizzata da un gelo infinito o da un calore intollerabile. Quanto più l’universo ci appare comprensibile, tanto più ci appare senza scopo.
Ma se non c’è conforto nei risultati della nostra ricerca, c’è almeno qualche consolazione nella ricerca stessa. Gli uomini e le donne non si accontentano di consolarsi con miti di dei e di giganti o di restringere il loro pensiero alle faccende della vita quotidiana; costruiscono anche telescopi e satelliti e acceleratori, e siedono alla scrivania per ore interminabili nel tentativo di decifrare il senso dei dati che raccolgono. Lo sforzo di capire l’universo è tra le pochissime cose che innalzano la vita umana al di sopra del livello di una farsa, conferendole un po’ della dignità di una tragedia.
Steven Weinberg
Il nocciolo dell’atteggiamento scientifico sta nel rifiuto di considerare i nostri desideri, gusti e interessi come la chiave per la comprensione del mondo.