di Marco Cagnotti
I buchi neri, si sa, ruotano su stessi. E ruota anche la materia che, nei dischi di accrescimento, ruota loro attorno. Il buon senso vorrebbe che la rotazione avvenisse nello stesso verso. Ma in fisica spesso il buon senso è fallace. Sicché sono pure stati ipotizzati buchi neri in controrotazione rispetto al gas circostante raccolto in un disco di accrescimento. Un’ipotesi che adesso sembra potenzialmente esplicativa di un altro bizzarro fenomeno.
di Marco Cagnotti

“Ci parli dei buchi neri?”: la domanda è ricorrente nei corsi e nelle conferenze di astronomia. Questi corpi esotici sembrano colpire l’immaginario del pubblico. Subito la fantasia svolazza verso immagini di porte affacciate su universi paralleli. La realtà è un po’ più prosaica, sicché bisogna interrompere i voli pindarici e tornare ai fatti. Che sono piuttosto semplici. I buchi neri si dividono in due categorie: quelli enormi, da milioni di masse solari, che allignano nei nuclei delle galassie, e quelli più modesti, di taglia stellare. Ed ecco la notizia: di questi ultimi è stato scoperto l’esemplare più distante da noi. Il soggetto si trova a 6 milioni di anni-luce, nella galassia NGC 300, ed è il primo trovato al di fuori del Gruppo Locale al quale appartiene la nostra galassia.
di Marco Cagnotti

Dai confini dell’universo arriva la luce di galassie con centinaia di miliardi di stelle. Anzi, si scatena la gara a chi scorge la galassia più lontana. La guardi, pensi a quanto sia distante e rimani a bocca aperta. Centinaia di miliardi di stelle… miliardi di anni-luce… ove “per poco il cor non si spaura”: l’esacerbata sensibilità di Leopardi ne sarebbe quanto mai sommersa e travolta, se sapesse. Noi, senza esser poeti, siamo stupiti e toccati. Eppure, mentre scrutiamo in fondo al cosmo, ci perdiamo le meraviglie più vicine.
di Marco Cagnotti
L’eretico, il critico irriducibile: così Halton Arp è conosciuto fra gli astrofisici. Attenzione: non è un pazzoide, un incompreso inventore del moto perpetuo, un newageano miscelatore di scienza e spiritualità, un venditore di supercazzole pseudoscientifiche. No, no: Arp è un solido astrofisico accademico, approdato, dopo una carriera fra Mount Wilson e Mount Palomar, al Max Planck Institute for Astrophysics di Garching, in Germania. Solo che ha una fissa: non gli va giù il Big Bang. Non solo: ha pure il pallino delle galassie peculiari, strane, anomale. E nel 1966 ne ha perfino pubblicato un catalogo, l’Atlas of Peculiar Galaxies: ormai un classico, che raccoglie 338 fotografie di altrettante galassie e gruppi di galassie fotografati da Mount Palomar. Ebbene, proprio una delle sue predilette di recente ha piantato un discreto casino, lasciando di stucco gli astrofisici. Perché un immenso getto di materia è… scomparso.
di Marco Cagnotti
L’abbraccio che li tiene uniti è prodotto dalla gravità. E sono coppie ben assortite: buchi neri di milioni di masse solari ciascuno. Al congresso dell’American Astronomical Society a Washington, DC, nei giorni scorsi Julie Comerford, dell’Università della California a Berkeley, ha annunciato la scoperta di ben 33 di queste coppie danzanti, mosse da una coreografia scritta da Einstein in persona.
Per scovarli gli scienziati hanno setacciato le 50 mila galassie della DEEP2 Galaxy Redshift Survey effettuata con il Deep Imaging Multi-Object Spectrograph (DEIMOS) dell’Osservatorio Keck alle Hawaii. Così sono saltate fuori 32 coppie, in galassie a distanze fra 4 e 7 miliardi di anni-luce da noi, confrontando lo spostamento verso il rosso, per Effetto Doppler, della materia intorno al buco nero in allontanamento da noi e quello verso il blu della materia intorno al compagno in avvicinamento. I 32 buchi neri ballerini si trovano in media a 3.000 anni-luce uno dall’altro.
La 33.esima invece è una galassia peculiare in un’immagine raccolta dall’Hubble Space Telescope, nella quale compare una coda mareale di stelle, polveri e gas. Non solo: c’è pure un doppio Nucleo Galattico Attivo. E’ chiaro: quella galassia, la COSMOS J100043.15+020637.2 a 4 miliardi di anni-luce da noi, è il frutto di una fusione recente fra due galassie. E tutto fa pensare che i buchi neri giganti delle due progenitrici siano ancora lì, a piroettare per effetto della gravità, separati da 8.000 anni-luce.
La scoperta è importante perché conferma l’ipotesi secondo la quale nei nuclei delle galassie i buchi neri giganti ci sono davvero e nelle fusioni si legano gravitazionalmente. Naturalmente il valzer non può durare in eterno: nel giro di alcuni milioni di anni anche i buchi neri si fondono. Possedere però un ricco campione statistico di situazioni intermedie, coi buchi neri danzanti e non ancora fusi, consente di stimare la frequenza con la quale le galassie si scontrano. Non bastasse questo, possiamo anche farci un’idea del destino della nostra galassia, la Via Lattea, in rotta di collisione con la Galassia di Andromeda. Ma c’è tempo: almeno 3 miliardi di anni.
Cortesia immagini: HST
Ogni puntino, una galassia. Ogni galassia, miliardi di stelle.
Questo mosaico di immagini, raccolte dall’Hubble Space Telescope fra settembre e ottobre 2009 con la nuova Wide Field Camera 3 (WFC3) e nel 2004 con la Advanced Camera for Surveys (ACS), copre un settore della Great Observatories Origins Deep Survey (GOODS) e spazia in un intervallo molto ampio dello spettro elettromagnetico: dall’ultravioletto fino al vicino infrarosso.
WFC3 e ACS: due strumenti insieme per un risultato straordinario, che in un diametro pari a un terzo della Luna Piena riprende 7.500 galassie e consente di indagare nelle fasi primordiali della loro formazione, scoprendo le collisioni e le fusioni di galassie nane dalle quali emergeranno le grandi galassie che conosciamo oggi. Le più vicine, a solo qualche miliardo di anni-luce, sono anche le più evolute. A 13 miliardi, invece, le più antiche e primitive.
Cortesia immagine: NASA, ESA, R. Windhorst, S. Cohen, M. Mechtley, and M. Rutkowski (Arizona State University, Tempe), R. O’Connell (University of Virginia), P. McCarthy (Carnegie Observatories), N. Hathi (University of California, Riverside), R. Ryan (University of California, Davis), H. Yan (Ohio State University), and A. Koekemoer (Space Telescope Science Institute)
Fonte: HubbleSite

A giant stream of gas flowing from neighbor galaxies around our own Milky Way is much longer and older than previously thought, astronomers have discovered. The new revelations provide a fresh insight on what started the gaseous intergalactic streamer.
di Marco Cagnotti
Si chiama S1020549 ed è una modesta, in apparenza insignificante stellina nella galassia nana della costellazione dello Scultore. Però ci racconta una cosa importante: l’origine delle galassie.
di Marco Cagnotti

…ci sono antiche galassie. E sono antiche proprio perché sono remote: a causa della velocità finita della luce, guardare lontano nel cosmo significa guardare indietro nel passato. Ebbene, forse è stato battuto il record di distanza delle galassie: 13 miliardi di anni-luce. Quindi solo 500 milioni di anni dopo il Big Bang.
di Marco Cagnotti
Il centro è sempre più stimolante. Ma la periferia offre non pochi vantaggi. La sicurezza per esempio. Forse non è vero per le grandi città, ma per le galassie sicuramente sì. E’ infatti quanto hanno scoperto tre astrofisici studiando il rischio di impatti cometari. L’articolo di Marco Masi, del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Padova, e di Luigi Secco e Guillermo Gonzalez, del Grove City College, negli Stati Uniti, è stato pubblicato da “The Open Astronomy Journal” e si trova anche su arXiv e descrive il rischio per la Terra di essere colpita un nucleo cometario.
