di Marco Cagnotti Arrivano dallo spazio profondo, ma nessuno sa da dove: i raggi cosmici sono un intrigante mistero dell’astrofisica da circa un secolo, ossia da quando furono scoperti da Domenico Pacini. In sostanza, sono protoni. Semplice. Che c’è di strano? Beh, anzitutto arrivano da ogni direzione dello spazio. E già questo rende impossibile scoprirne la sorgente. Inoltre questi protoni filano a velocità prossima a quella della luce. E questo non è più così semplice. Che cosa li ha accelerati così? Enrico Fermi fece una proposta: intensi campi magnetici. Poi qualcun altro suggerì i campi prodotti dai buchi neri o dalle supernove. E arriviamo a oggi, quando Fermi (un altro) scandagliando il cielo nei raggi gamma scopre che è proprio così. Forse.
di Marco Cagnotti
I buchi neri, si sa, ruotano su stessi. E ruota anche la materia che, nei dischi di accrescimento, ruota loro attorno. Il buon senso vorrebbe che la rotazione avvenisse nello stesso verso. Ma in fisica spesso il buon senso è fallace. Sicché sono pure stati ipotizzati buchi neri in controrotazione rispetto al gas circostante raccolto in un disco di accrescimento. Un’ipotesi che adesso sembra potenzialmente esplicativa di un altro bizzarro fenomeno.
di Marco Cagnotti
Hai appena comprato il telescopio nuovo: che cosa punti per cominciare? Mettiamo che sia inverno e non te ne freghi niente né dei pianeti né della Luna. Allora, che cosa punti? Non ci vuole molta fantasia: la Nebulosa di Orione (M42) è irresistibile. La stessa pensata l’hanno fatta gli scienziati che si occupano di VISTA (Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy), il più grande telescopio dedicato alla mappatura del cielo nell’infrarosso. E hanno ottenuto un’immagine stupefacente.
di Marco Cagnotti
C’è un’isola laggiù, lontano lontano. Per raggiungerla bisogna attraversare un mare costellato di sassi, sui quali è difficile camminare perché, appena posato il piede, subito sprofondano. E’ il sogno dei fisici nucleari. E’ l’isola della stabilità, nella quale gli elementi più pesanti non si trasformano subito in qualcos’altro. E quindi (forse) possono essere usati. Ebbene, ora da Darmstadt arriva la notizia: un altro passo verso l’isola è stato compiuto.
di Marco Cagnotti
In California c’è un enorme palazzo, alto dieci piani e vasto come tre campi di calcio. E’ zeppo di macchinari sofisticatissimi, costati miliardi di dollari. Occupa centinaia di scienziati e di ingegneri. E tutti lavorano intorno al nucleo, grande quanto un granello di pepe. Ma in quel granello di pepe c’è forse il segreto della fusione nucleare, la fonte di energia che sostiene le stelle per miliardi di anni. E che forse potrebbe diventare realtà sulla Terra già entro quest’anno.
di Marco Cagnotti
Che cosa contiene davvero il cosmo? Pretendiamo di studiarne le leggi, ma di fatto nemmeno sappiamo che cosa c’è dentro. Sappiamo però quanto ce n’è. Almeno questo, infatti, possiamo ricavarlo dalle nostre osservazioni. E dati sempre più precisi emergono dalla letteratura scientifica. Di recente un team di ricercatori al lavoro sulle misure raccolte dal Wilkinson Microwave Anisotropy Probe (WMAP) negli ultimi sette anni, unendole con quelle di due strumenti in Antartide, ha depositato ben sei articoli su arXiv (1, 2, 3, 4, 5, 6). Risultato: ora non ne sappiamo molto di più, ma lo sappiamo meglio.
di Marco Cagnotti
Che possa far male alla salute, provocando tumori alla pelle se in spiaggia non si fa uso di creme opportune, lo sanno tutti. Che però possa anche danneggiare la nostra civiltà è cosa che stupisce i più. Ma come? Il Sole, fonte principale di energia per il pianeta, è indispensabile per la civiltà. Gli Antichi l’hanno perfino divinizzato. Certo, finché sta bravo. Quando però dà fuori (letteralmente) il discorso cambia. Purtroppo è impossibile, almeno per ora, sapere quando il Sole diventa pericoloso. Bisogna indagare, studiare, osservare. Allo scopo servirebbe un altro Osservatorio spaziale. Ebbene, eccolo: infatti parte domani (salvo rinvii dell’ultimo minuto) il Solar Dynamics Observatory della NASA.
Così, su due piedi, sembrava proprio una cometa. Una delle tante scoperte in continuazione. Debolissima: magnitudine 20. Poi però, a guardar bene le riprese dei giorni successivi raccolte dal telescopio Lincoln Near-Earth Asteroid Research (LINEAR), nel New Mexico, e dal Nordic Optical Telescope, alle Canarie, è emersa la bizzarria della forma, che tutto ricordava fuorché una cometa. Sì, certo, c’era la coda. Ma quella specie di nucleo così irregolare… Per non parlare dell’orbita, in piena Fascia degli Asteroidi. Una cometa lì in mezzo non è impossibile in linea di principio: se ne conoscono già quattro, fra le quali la 133 P/Elst-Pizarro, scoperta nel 1979 come asteroide e poi reinterpretata come cometa nel 1996. Insomma, questo nuovo oggetto rappresenta una grande anomalia.
di Marco Cagnotti
E così l’ha fatto. Com’era stato anticipato dalle indiscrezioni dei giorni scorsi, l’Amministrazione Obama ha modificato drasticamente le priorità della NASA, cancellando il programma Constellation, che entro il 2020 avrebbe dovuto riportare l’uomo sulla Luna. Il nuovo budget della NASA, presentato lunedì scorso, segue le raccomandazioni del rapporto di esperti indipendenti, dal titolo “Seeking a Human Spaceflight Program Worthy of a Great Nation”, commissionato dalla Casa Bianca e pubblicato nell’ottobre scorso.
di Marco Cagnotti

“Ci parli dei buchi neri?”: la domanda è ricorrente nei corsi e nelle conferenze di astronomia. Questi corpi esotici sembrano colpire l’immaginario del pubblico. Subito la fantasia svolazza verso immagini di porte affacciate su universi paralleli. La realtà è un po’ più prosaica, sicché bisogna interrompere i voli pindarici e tornare ai fatti. Che sono piuttosto semplici. I buchi neri si dividono in due categorie: quelli enormi, da milioni di masse solari, che allignano nei nuclei delle galassie, e quelli più modesti, di taglia stellare. Ed ecco la notizia: di questi ultimi è stato scoperto l’esemplare più distante da noi. Il soggetto si trova a 6 milioni di anni-luce, nella galassia NGC 300, ed è il primo trovato al di fuori del Gruppo Locale al quale appartiene la nostra galassia.
di Marco Cagnotti
Un conto sono i filmini di propaganda, realizzati coi ragazzini persi fra sogni e speranze. Un altro sono i programmi realistici, fatti stiracchiando una coperta sempre troppo corta. Perché questa è la realtà della NASA: uno scontro spietato fra i voli pindarici e la squallida realtà. E, secondo il giornale della Florida “Orlando Sentinel”, quest’ultima potrebbe spuntarla. In barba ai ragazzini.
di Marco Cagnotti

Due giorni fa Geoffrey Burbidge è morto, all’età di 84 anni. Il suo nome resterà inestricabilmente legato a quelli della moglie, Margaret, di William Fowler e di Fred Hoyle, nella ben nota espressione B2FH, riferita all’articolo che scrissero insieme nel 1957 e che dimostrò la nucleosintesi stellare.
“E’ stato senza dubbio uno degli articoli più importanti di tutti i tempi per l’astrofisica”, ha dichiarato Mark Thiemens, decano della Divisione di Scienze Fisiche dell’Università della California a San Diego, dove Burbidge lavorava. “L’ho letto molte volte. E Geoff era uno più grandi astrofisici degli ultimi 50 anni”, ha aggiunto.
Ma non di sola nucleosintesi visse quest’astrofisico, britannico di origine ma da lungo tempo trapiantato negli Stati Uniti. Ha studiato le radiogalassie. Ha aiutato a far luce sulla natura dei quasar e dei nuclei galattici attivi. Ha valutato le masse delle galassie basandosi sulle misure della loro velocità di rotazione.
Tutte ricerche importanti, messe però in ombra dalla sua fissazione. Perché Burbidge era un eretico, come il suo amico e compatriota Hoyle: entrambi non hanno mai digerito la teoria del Big Bang. Burbidge propugnava infatti un modello quasi-stazionario, nel quale i quasar non sarebbero nient’altro che materia espulsa dai nuclei delle galassie attive in un universo ciclico e oscillante. E, in barba al loro redshift, i quasar sarebbero molto vicini a noi, non a distanze cosmologiche.
Aveva torto? Secondo la maggior parte dei cosmologi sì. Il paradigma dominante è quello del Big Bang, ormai. Però queste voci controcorrente sono sempre preziose, perché impediscono alla maggioranza di accomodarsi sulle teorie più trendy, talvolta in maniera un po’ acritica. Della voce di Burbidge si sentirà la mancanza.
di Marco Cagnotti

Ci risiamo: Marte è in opposizione proprio in queste ore. Traduzione: rispetto al Sole, visto dalla Terra si trova esattamente nella direzione opposta. Quindi passa in meridiano intorno a mezzanotte (difficile essere più precisi di così, perché la mezzanotte dell’orologio è quella del fuso orario ufficiale e non coincide con quella reale). Succede circa ogni 2,1 anni ed è un buon momento per osservarlo…
di Anna Cairati
Sei anni su Marte, innumerevoli problemi di ogni genere, e ora la paralisi: Spirit si è fermato per sempre e da ora in poi la NASA lo considererà una stazione di ricerca fissa sul Pianeta Rosso. Chissà, forse è vittima di quella sorta di maledizione che fin dagli Anni Sessanta ha colpito le missioni dirette verso Marte: fino al dicembre del 2003, su 30 lanci effettuati, solo 9 potevano dirsi riusciti.